Prendere note,l’attività di tutti

Che tu sia uno studente, un insegante o un impiegato è molto probabile che nella tua vita professionale e non, avrai la necessità di prende note o appunti. Ognuno ha sviluppato il proprio metodo di note taking che si sposa bene con le carattersistiche della persone e le proprie necessità. C’è chi preferisce utilizzare la cara vecchia carta, magari con una penna stilografica. Altri che prederiscono un taccuino con una rapida penna a sfera. Altri ancora che preferiscono il digitale. E poi c’è chi usa entrambi. Sulla carta si può parlare per diverso tempo, spessore, trama, stampa… per non parlare delle penne, stilografiche, a cartuccia, a gel, nere, blu e così via. Ma è quando si arriva al digitale che il vaso di pandora si apre. C’è chi utilizza l’applicazione base del telefono, chi usa applicazioni più avanzate, a cui magari sono affezionati. Chi usa dei semplici txt sul telefono o dei documenti di testo. Chi ancora utilizza dei cloud o chi preferisce utilizzare delle alternative self-host. Tutto ciò che conta è poter scrivere, giusto?

Fase 1: applicazioni commerciali

Nel mio caso, come molti, ho iniziato usando uan agenda cartacea e dei post-it, per segnarmi le cose, tutto filava liscio, fino a quando il formato cartaceo ha iniziato ad essere limitante, soprattutto per dei testi lunghi e note importanti. Nel primo caso risultava scomodo portarsi in giro diversi post-it e nel secondo non potevo perderle in giro o rovinarle con dell’acqua. Abbinandoci insieme il problema dei trasporti e il crescente uso dei telefoni, sono ricaduto nell’usare le app classiche, come Google Keep. Molto comoda la sincronizzazione dei dispositivi, ma comunque limitato nelle funzionalità se comparato ad alternative come Notion, che per molti anni mi ha accompagnato. App basata su database interno che permette la totale organizzazione del proprio lavoro, tra calendari, liste, visualizzazioni KanBan, forse una delle mie funzioni preferite. Per non parlare della altissima connettività con piattaforme esterne. Ciò che mi stava stretto a quel punto era non poter avere dei file, dei semplici file da inviare alle persone o da guardare in autonomia al di fuori dell’app. Mi sono ritrovato in un forte effetto di lock-in, nel quale io non potevo cambiare facilmente sistema di note. Da quel momento è iniziata una fase importante di riflessione su quali fossero le cose importanti delle note: la cosa emersa con più stupore è che le note dovessero essere mie. Intendo mie da possedere, volevo averne il pieno controllo, in particolare volevo averle sul mio dispositivo, in un formato standard e non in un database da qualche parte in giro per il mondo.

Fase 2: Joplin

Cercando sul web ho visto alternative di tutti i tipi. Quello che cercavo era molto semplice: un’app con sincronizzazione, privata, che mi permettesse di avere le note in un formato che mi permettesse di aprirle ovunque. Tra tutti i progetti trovati, quello che mi ha seganto è stato Joplin che prometteva ciò che stavo cercando. L’ho provato e l’ho usato per un perido. La cosa più limitante era l’interfaccia, che era ormai datata. Per il perido che ho utilizzato Joplin ho provato diversi modi per la syncronizzazione dei dispositiv: la loro sync fuznionava ma era a pagamento (sacrosanto visto cehe il programma è opensource), ma ciò che cercavo non era un abbonamento, quindi decisi di sfruttare webADV per la sincronizzazione con il mio drive, per un certo tempo ha funzionato, ma a quel punto è diventato inutile l’app in quanto potevo sincronizzare le note direttamente sul mio dispositivo. Abbandonato Joplin ho quindi utilizzato questo approccio per qualche mese fino a stancarmi definitivaemnte anche del drive, che seppur funzionasse a dovere, non aevo più necessità di avere.

Syncthing

A questo punto ho ripiegato su Syncthing che mi permette di avere sincronizzazione su più dispositivi utilizzando però puramente una mesh vpn, in modo da aumentare la privacy. Le note, da quando sono passato a Joplin sono sempre rimaste in markdown e quesot mi ha permesso di poter sperimentare diversi approcci al note taking che non sarebbe stato possibile se non fossi uscito dal lock-in. Il markdown è un formato spettacolare, che con delle semplici regole permette di avere anche una formattazione: è un tipo di file che mette al centro il contenuto ornandolo in modo adeguato. Perché ciò che conta davvero, in fondo, è solo poter scrivere.